PANTELLERIA
|
Il suo nome ha subito diverse rivisitazioni nel tempo (una per ogni dominazione) ed è sempre legato alle molteplici caratteristiche che la distinguono. I Fenici ad esempio la chiamarono Hiranim (isola degli uccelli starnazzanti) dovuto proprio alla presenza numerosa di centinaia di specie diverse di volatili quali tuttora: tordi, beccacce, allodole, tortore, quaglie ecc… I greci le diedero il nome Kossura (la piccola), forse per il confronto di dove non ne usciva non certo grandissima rispetto agli altri territori ellenici. Gli arabi le diedero la derivazione etimologica del nome attuale, Bent el Rhia (isola del vento), dovuto alle numerose correnti che solcano quest’isola quali soprattutto il vento di nord (tramontana), nord est (grecale) e sud est (scirocco). Da Bent el Riah i bizantini passarono a Pantallaria fino ad arrivare all’attuale Pantelleria. Situata al centro del Mediterraneo si trova più vicina alla Tunisia (70 km) che alla Sicilia (110 km) alla quale appartiene territorialmente essendo un comune della provincia di Trapani. Gli 8000 panteschi che la abitano sono suddivisi su un territorio di circa 83 Kmq e queste sue misure la rendono la III isola più estesa tra le isole minori dopo l’isola d’Elba e Sant’Antioco in Sardegna. La sua posizione molto prossima all’Africa può far intendere ad un clima torrido e caldo, invece la sua esposizione alle correnti e la sua folta vegetazione la rendono mite tanto da permettere come vedremo, la coltivazione di uva, capperi e olive. Definita "la perla nera del Mediterraneo" per il colore nero che primeggia un po’ dappertutto, dovuto alla sua conformazione geologica di tipo vulcanico, Pantelleria si potrebbe definire "eclettica", l’isola dai mille usi. Infatti uno slogan dell’isola recita così: "Mare pulito, sole splendente, sauna naturale, acque termali, il lago per sognare, la natura per respirare. Tutto questo solo a Pantelleria.", e posso garantirlo, non è il solito avvenente e coinvolgente slogan che poi si rivela veritiero solo per metà. Vediamo quanto è vero. Mare pulito: Innanzitutto il suo essere un’isola dà a Pantelleria un mare sicuramente più pulito di quanto non lo sia nella norma. Il suo mare è pulito tanto da permettere la pesca, le immersioni subacquee, la pesca subacqua, il sea watching e quant’altro ancora. Se si è fortunati, può capitare, come è successo a chi vi scrive, di poter osservare, solo in alcune cale (Cala 5 denti ecc..) , alcuni delfini giocare e saltare tra loro, uno spettacolo che ha dell’autentico e del meraviglioso da lasciare a boccaperta i fortunati gitanti presenti. Sole splendente: Come tutto il resto della Sicilia chiamata isola del Sole, Pantelleria non è da meno e riceve per l’80% dell’anno sole caldo e temperato che permette lo svilupparsi dell’agricoltura e del turismo. Sauna naturale, acque termali, il lago per sognare: La sua origine vulcanica era inizialmente una sfortuna per quest’isola che centinaia di anni or sono si presentava brulla e disordinata come diceva Seneca (desertus et asperrimus), assolutamente non invitante per l’uomo che nei millenni,con sudore e duro lavoro, ha reso quest’isola più che vivibile. Adesso invece il suo essere isola vulcanica è diventato un pregio. Infatti è piena di fenomeni secondari di vulcanesimo che sono diventati le principali attrattive del luogo e il motivo di soggiorno di molti turisti. Non sarà difficile trovare delle fuorisciute di vapore acqueo che superano i 70° C chiamati "Bagni asciutti" all’interno di grotte dove si può godere di questo beneficio per il corpo 365 giorni l’anno, oppure trovare delle vasche naturali al livello del mare dove si convoglia acqua calda che supera i 50°C in prossimità di altre vasche con acqua fredda e poter fare dei bagni ora caldi ora freddi anche d’inverno ed infine il lago di Venere dove si trova acqua non più fredda di 30° C, dove si può usufruire del polverischio vulcanico misto a sabbia che forma il salutare fango da cospargere sulla pelle e da far asciugare. La natura per respirare: Pantelleria è anche un’isola alta. Con Montagna Grande raggiunge gli 836 m.s.l.m. Ed è proprio in questa montagna che si può trovare una fresca pineta con un’accogliente area attrezzata, godere di un ampio panorama e dove si pùò respirare sana aria di montagna mista alla brezza marina e ai profumi delle ginestre, del rosmarino selvatico, della sarcinella e dei pini mediterranei che qui hanno una forma sottile e curva tanto da sembrare quasi una specie a parte. CENNI STORICI Le prime testimonianze della presenza dell’uomo nell’isola risalgono a circa 7000 anni fa, quando l’isola era conosciuta soprattutto per i suoi giacimenti di ossidiana usata per realizzare oggetti taglienti o armi grazie alla sua peculiarità minerale di essere molto resistente e poco friabile. Verso il 2000 a.C si è certi della presenza di un popolo sulle colline del Cimillia grazie al ritrovamento di alcune costruzioni megalitiche: i Sesi, le prime costruzioni dell’uomo nell’isola attualmente site nel villagio di Mursia. Poi l’isola subisce diverse dominazioni: i Fenici la usarono come scalo tra la Sicilia e l’Africa, i Romani e i Cartaginesi la usarono come porto militare ed importante baluardo militare del Mediterraneo. Viene dominata dai Bizantni, dai Vandali ma la dominazione che segna di più quest’isola nelle abitudini, nelle tecniche e nelle colture agricole, nelle parole dialettali, nei nomi delle contrade e nell’architettura delle costruzioni quali i "dammusi" è quella araba che dura ben due secoli fino al 1221. Dal 1300 in poi l’isola è vittima del feudalesimo e del potere a volte mal gestito dei signorotti prima angioini con Federico d’Aragona, poi italiani col genovese Emanuele Doria. Il feudalesimo regna sovrano fino al 1845, data che la rende libera da ogni vincolo sovrano, ma l’isola dovrà vedere ancora diversi anni bui dovuti alla pirateria che non le consentirà l’economia e gli scambi con il resto del Mediterraneo. Per questo motivo molte contrade sono nate internamente all’isola, dove l’arrembaggio piratesco non era immediato. Nel frattempo, la fine del feudo, permette a molti contadini ed agricoltori di raggiungere e disboscare i terreni più lontani alle contrade per cominciare lo spietramento ed il terrazzamento e quindi la coltivazione di quei terreni che permetteranno la ripresa dell’economia dell’isola utilizzata fino all’ultima guerra mondiale come "portaerei del Mediterraneo". ITINERARI Gli itinerari che sono possibili fare a Pantelleria sono infiniti, per questo è conveniente dividerli in due grandi tronconi: itinerario interno ed itinerario esterno o costiero. Muoversi sull’isola comporta avere con sé due cose essenziali:cartina, necessaria perché a volte i cartelli e le segnaletiche sono assenti o poco esaurienti, ed un mezzo di locomozione, il resto è avventura e divertimento. Il periplo interno copre la distanza di circa 80 Km e riesce a far vedere l’isola quasi nella sua complessità. Partendo dal centro di Pentelleria, col castello di Barbacane sulla destra (prima semplice struttura difensiva, divenuto nel tempo un vero e proprio castello essendo un baluardo della città e l’estrema difesa dalle scorrerie nel passato) si procede per località Bue Marino. Qui si apre una cala dove è facile accedere per un bel bagno. Proseguendo lungo il periplo si arriva alla piana di Kattibugal tra dammusi e campi coltivati a viti e capperi. Da qui si può procedere, percorrendo ancora qualche chilometro, per il lago di Venere. Al lago sono legate due leggende: una narra di Venere che veniva qui per specchiarsi (è uno spettacolo all’alba) prima di incontrarsi con Bacco, che era presente nell’isola, manco a dirlo, per la buona produzione di vino, da qui il nome "Specchio di Venere"; un’altra narra di un vortice sito al centro del lago che risucchiava chiunque fino al centro della terra, questa è legata al fondo spesso vischioso e fangoso che lo rende molto difficile da percorrere a piedi. I turisti si ci recano per le sue qualità termali, infatti i suoi fanghi solforosi e medicamentosi , la sua temperatura che varia dai 30 ai 50 ° C, rendono questo lago un facile ripiego per chi soffre di reumatismi e "acciacchi" vari. Una buona ricetta per avere la pelle vellutata è quella di farsi il bagno vicino alle "caldarelle", cioè il punto dove l’acqua raggiunge quasi 60°C, dopo 15 minuti uscire cospargersi del prezioso fango che si trova abbondante vicino la riva e lasciarlo asciugare al sole. A questo punto ribagnarsi nuovamente al lago è un piacere e una soddisfazione. Dove si può trovare invece un mare dove fare un bel bagno è il laghetto delle ondine,a qualche km da Kattibugal, costituito da diverse conche d’acqua, che si riempiono durante le mareggiate, formate da rocce vulcaniche levigate dal mare. Prima di arrivare al laghetto potrete vedere, sulla destra il faro di punta Spadillo, uno dei 5 fari che costeggiano l’intera isola. Proseguendo lungo la perimetrale si giunge a Cala Gadir, dove nei fra esotiche palme si trova la residenza estiva di Armani. Al lato destro del piccolo porticciolo troverete delle vasche, scavate nella roccia vulcanica, riempite costantemente da rivoli d’acqua calda provenienti da una sorgente sotterranea. Anche qui un’"esercizio" da fare è quello di immergersi per circa 5 minuti nella vasca di acqua calda e immediatamente dopo nella vasca di acqua fredda adiacente. Ripeterlo diverse volte da un benessere particolare a tutto il corpo. Dopo qualche km si trova Punta Tracino, tra Cala Tramontana e Levante, forse uno degli angoli più suggestivi dell’isola, consigliata l’esplorazione a piedi. Da qui si può giungere a Punta dell’Arco o Arco dell’Elefante, così chiamato per la forma che assume la roccia che ricorda la testa di un elefante che affonda nell’acqua la proboscide. L’Arco dell’Elefante costituisce uno dei simboli dell’isola, insieme al passito e ai dammusi. Superati i Macasinazzi, Cala del formaggio, Caletta delle Capre, Punta Ficara, Cala Rotonda, e Grotta Martingana che facciamo visitare a voi, sulla destra sale una strada secondaria che vi porta alla rigogliosa pineta di Montagna Grande dove potrete respirare aria fresca e godere di un ampio panorama dell’intera isola. La strada finisce arrivati alla zona militare dove è vietato l’accesso, invece dovrete andare per una trazzera, venti metri prima del confine militare, per recarvi alla grotta dei Briganti. Si ci arriva a piedi, superato un piccolo rifugio della forestale e un piccola torre usata come edicola votiva dove è rappresentato S.Fortunato, patrono di Pantelleria. Qui dovrete usare tutto il vostro istinto per trovare la scalinata che vi porta giù lungo due rampe di scalini scavati nella roccia, fino alla spelonca, di una torcia e di una buona dose di coraggio perché l’ingresso non è dei più facili. Doveva essere usata molto probabilmente dai briganti o da gente di malaffare perché il posto è veramente angusto e suggestivo. Sempre lungo la stessa stradina che sale per Montagna Grande, si passa per la contrada di Re-Kale, dove, nella parte sommitale di un dammuso si trova la Stele di Rakhali che si dice possa essere di origine fenicia, oppure, addirittura, la scultura di qualche pantesco qualche secolo fa. Riprendendo la perimetrale si giunge fino a Scauri e dopo qualche km alla grotta di Sataria, utilizzata per i suoi bagni caldi, la mitologia parla di questa grotta come luogo di incontro tra Ulisse e la ninfa Calipso. Seguendo la perimetrale e svoltando al bivio per Madonne delle Grazie, si possono ammirare le imponenti costruzioni dei Sesi in contrada Mursia, costruzioni megalitiche usate dagli antichi come sepolture. Percorrerli all’interno non è facilissimo, nè sicuro; si deve essere forniti in ogni caso di una torcia . Nelle sue ricerche speleologiche a Pantelleria, Paolo Orsi, un secolo fa, contò più di 80 sesi nell’isola, dei quali oggi, un pò per negligenza dello stato, un pò per gli stessi panteschi che nel passato usarono questi ammassi di pietre per costruire i loro dammusi, ne sono rimasti non più di una ventina. Da Mursia la strada porta fino al centro di Pantelleria dove si può gustare un delizioso gelato, in uno dei tanti bar all’aperto, stando seduti e godendosi il tramonto del sole sul porto. Non si può tralasciare un giro attorno alla "perla nera", ricca di grotte e scorci spettacolari. E’ facile trovare al porto dei pescatori con le loro barche o barconi attrezzati per un giro dell’isola e se si paga qualcosa in più si può anche mangiare sulle imbarcazioni pesce fresco e piatti locali, come gli spaghetti al pesto pantesco. Vele al vento Uscendo dal porto si prosegue in senso antiorario, si vedono i vecchi capannoni industriali, le Kuddie Rosse e poi Punta Fram, dove si trova un grande complesso turistico. Si passa la grotta di Sataria, la Punta Tre Pietre, il porticciolo e le grotte di Scauri, con il borgo sulla collina vulcanica. Si oltrepassa la zone delle Pietre Nere, per la nera roccia vulcanica e quindi si arriva allla Galera e la zona di Nikà, dove presso la spiaggia si trovano piscine di acque termali. Segue l’alta falesia di Saltalavecchia, la parete più alta di tutta l’isola, dove si notano le alternanze di tufi e colate, e proseguendo si arriva alla cosidetta "Sciaccazza", una fessura verticale nella falesia. Si arriva così alla Balata dei Turchi, dove in uno splendido mare si trova un approdo con lastroni lisci di basalto, nel quale è possibile attraccare e fare un bel bagno. Si prosegue per la suggestiva grotta delle Sirene, dalle trasparenti acque smeraldine, si ammira tutta la costa della Martingana coltivata a viti, si supera il faraglione del Fico, quello del Formaggio, i Macasinazzi, grotte naturali usate dei marinai come depositi o magazzini per arrivare alla stupenda Cala Levante con l’arco dell’Elefante, uno degli scorci più caratteristici dell’isola. Si doppia la Punta Tramontana con l’omonimo faraglione e si arriva al porticciolo di Gadir, dove si trovano anche delle pescine termali. Stupendo e salutare è fare i bagni alternati, dalle piscine calde a quelle fredde. Si prosegue quindi verso punta Spadillo con il faro, il laghetto delle Sirene, la cala Cinque Denti e quindi la punta Karuscia, la grotta del Bue Marino e si rientra al porto. Diverse sono le cose da comperare a Pantelleria, ma soprattutto i capperi, il vino Passito o Zibibbo, fatto con uve appassite, che si possono trovare in vari negozi o anche presso privati. Fra le spcialità della cucina pantesca si trova il pesto pantesco, preparato con pomodoro, aglio, basilico e peperoncino, i ravioli amari di menta e ricotta e poi patè di capperi e olive e fra i dolci i tipici mastazzola. Dove dormire Fra gli alberghi a Pantelleria si trova il Port Hotel, l’Hotel Kamma, Agadir, Miriam, l’Hotel Residenziale Bue Marino, a Mursia l’Hotel Cossyra, l’Hotel Mursia e Punta Fram e a Tracino il Papuscia. Si trovano anche Residenze turistiche–alberghiere, appartamenti, case-vacanze e un villaggio turistico, ma soprattutto tanti Dammusi, la tipica casa pantesca di origine araba. Dove mangiare Fra i ristoranti se ne trovano diversi da quelli più economici a quelli degli alberghi, ma in tutti è facile trovare i piatti tipici panteschi a base di pesce o cuscus, formaggi o altro. Da Franco Castiglione, Trattoria del mare da Bice, El Gatto, Il Cappero, La Risacca e poi se netrovano anche a Bugeber, a Kamma, a Mursia, a Scauri, Rekale ecc. Si trovano agenzie pre affittare dammusi come la Call Tour (0923\911065) e poi si possono affittare auto, moto o bici da Policardo, si possono fare passeggiate a cavallo, immersioni subacquee e scuole di vela. Per i traghetti si può chiede alla Si.Re.Mar (0923|540515) o alla SNAV (0923\22634).
|