| PREFAZIONE
(...)
Come è noto le
feste contadine tradizionali hanno sempre avuto, fin da epoca
precristiana, un carattere agrario. Erano riti intesi a propiziare
l'ordinata scansione dei cicli stagionali, da cui dipendeva il buono
o il cattivo destino dei raccolti. Nulla al pari della sopravvivenza
della specie sembrava sottoposto più rigidamente ai ritmi naturali.
Dalla loro annuale regolare ripetizione dipendeva la vita della
comunità. Ciascuna festa doveva dunque essere celebrata in un tempo
preciso, nel momento in cui in dipendenza dei mutamenti stagionali
si passava da un'attività all'altra.
L'aratura, la
semina, la potatura, la raccolta dei diversi prodotti della terra
venivano così a iscriversi in una dimensione religiosa, e i riti a
questa connessi assolvevano precipuamente alla funzione di
sacralizzare il tempo e lo spazio.
Le nuove
tecniche agrarie, la raccolta delle acque mediante invasi
artificiali, le coltivazioni in serra, la concimazione chimica,
l'uso di anticrittogamici, hanno sensibilmente allentato il rapporto
tra agricoltura e ritmi naturali. D'altra parte il benessere
economico delle singole comunità sempre meno è venuto a dipendere
dall'agricoltura.
La funzione
delle feste quali tecniche magico rituali di propiziazione di una
armonica vicenda stagionale e di protezione dalle calamità
incombenti sui raccolti, è diventata sempre più marginale. Da
fatto collettivamente agito, esse tendono per ciò a trasformarsi in
occasione di spettacolo in cui la partecipazione della collettività
è semplicemente passiva. In quanto tempo dello spettacolo e non di
rifondazione dei ritmi naturali, i giorni, i mesi, le stagioni
destinati alla celebrazione delle feste hanno perso la loro
importanza. Così molte feste, per farle coincidere con il periodo
dei ritorno annuale degli emigrati, o più semplicemente per ragioni
turistiche, sono state diversamente collocate nel tempo.(...)
Antonino
Buttitta
EPIGENESI
DELLE FESTE RELIGIOSE
Il
popolo siciliano, e quello della contea di Modica in particolare, ha
un folto calendario di feste popolari religiose e di spettacoli
tradizionali con processioni e con riti spesso drammatici, ai quali
la gente partecipa con grande trasporto.
Sono
riti, costumi e superstizioni che difficilmente si trovano altrove.
Non
è affermazione certamente nuova il dire che “la maggior parte
delle credenze e degli usi popolari di oggi, sono né più né meno
credenze ed usi antichissimi venuti a noi con le teogonie dei Greci
e dei Romani” (G.Pitrè). Tranne pochi casi, tuttavia, é quasi
sempre impossibile, dopo millenni di storia, ricostruire gli eventi
originali e gli apporti del paganesimo nelle tradizioni religiose
siciliane. Infatti, come scrisse il Pitrè: "non è sempre
agevole, anzi è talvolta estremamente difficile il saper leggere
dentro a codesti fatti e l'indovinare il senso recondito per
riportarli al loro significato primitivo".
Nella
massima parte dei casi, i riti e le superstizioni relative a queste
feste popolari durante l'arco dell' anno sono legate a quei fenomeni
ciclici, come le stagioni, i movimenti della terra e degli astri e
il loro periodico ripetersi che hanno dato luogo a leggende ed
usanze che sono vive ancora oggi.
Infatti
la maggior concentrazione di feste popolari rituali si ha in due
grandi momenti dell'anno: all approssimarsi della primavera, quando
tutta la natura si risveglia e rifiorisce, e il sole dà più luce,
e all'approssimarsi dell'inverno, quando la natura si riposa e il
sole è meno generoso di luce; proiezione sul piano astronomico e
meteorologico della lotta fra due entità contrapposte e
rappresentanti da sempre l'antico dualismo fra nuovo e vecchio, fra
bene e male, fra vita e
morte.
Le
feste più importanti sono quelli le di San Giovanni e del Natale:
l'una cade nel solstizio d'estate e l'altra nel solstizio d'inverno,
così che si può vedere festeggiata nel Natale la fine dei periodo
di riposo della natura e la rinascita del sole, e col San Giovanni
la celebrazione della fecondità, quando la terra produce i suoi
frutti grazie alla potenza fecondante del sole.
"…
Le feste pagane dei Saturnali erano troppo radicate nel costume
popolare per essere abolite del tutto dall’influenza del
cristianesimo, così che, assieme alle baldorie e alle gozzoviglie
che ad esse si accompagnavano, entrarono pian piano nell’uso e nei
riti cristiani con pochi cambiamenti sia nello spirito che nelle
usanze. Il 25 di dicembre rimase festa della nascita:non più del
Sole, naturalmente, ma del suo creatore, il figlio di Dio. Il fatto
poi, che durante i festeggiamenti di San Giovanni si accendessero
nei tempi passati dei falò, fa pensare al culto tributato al sole
da molti popoli, che proprio col fuoco celebravano dei riti di
purificazione…."
".....I
fenomeni del cielo e della terra col loro periodico rinnovarsi e
ripetersi hanno dato luogo a molte pratiche e leggende. I passaggi
temporali dei cicli stagionali sono i periodi durante i quali alcuni
eventi, fatti o fenomeni naturali acquistano una carica
magico-divinatoria e diventano "campioni rappresentativi del
tempo che farà durante tutto il periodo......"
"....Con
la venuta di Cristo e la diffusione della Buona Novella da parte dei
suoi discepoli dalla Palestina verso tutto il mondo, in modo particolare
in quello greco e romano, molte feste pagane furono pian piano
trasformate: deve essere stato un compito gravoso ed ammirevole per
la Chiesa di allora il lottare contro superstizioni e credenze,
soprattutto quando queste erano troppo licenziose. Così si
cominciò a mettere ogni festa piuttosto che sotto la protezione di
un dio sotto quella di un santo: ma certi atteggiamenti ed usi
pagani e certe superstizioni furono dure a morire e sopravvissero
per secoli, legate a santi e ricorrenti in giorni particolari (ad
esempio per San Giovanni si fonde del piombo e in base alla forma
che esso prende la ragazza interpreta il lavoro che farà il futuro
sposo)....."
".....Quando
il Cristianesimo cominciò la sua comparsa nelle nostre zone dovette
sicuramente ingaggiare una terribile battaglia contro una mentalità
prettamente pagana intrisa di incantesimi, malìe, fatture, maghi,
stregoni e tutto un mondo di mistero, dal quale l’uomo doveva
difendersi, cercando aiuto in ogni forza naturale e non. Da questa
battaglia più che un vincitore ne venne fuori un compromesso, come
attesta ancora oggi il sincretismo pagano-cristiano di certe formule
di scongiuro e di certi riti magici...."
CODIFICAZIONE
DELLE FESTE
"....Molte
feste pagane furono ricodificate sulla base di avvenimenti salienti
tratti dalla Bibbia e in modo particolare dalla vita di Cristo e
gestite da varie confraternite: così, ad esempio, avviene per la
"festa delle palme" a Monterosso, la "cavalcata di
San Giuseppe" a Soldi e Donnalucata, le rappresentazioni della
"settimana santa" a Vittoria, Acate, Ragusa, Ispica, ecc.
le "cene di San Giuseppe" a Santa Croce Camerina, Acate,
Scoglitti...."
".....Certamente
in seguito alla scomparsa di coloro che le conoscevano, si
interruppe la trasmissione di molte rappresentazioni rituali che
perciò sono state dimenticate, come il "mortorio", cioè
la drammatizzazione della passione e morte di Gesù, che si
rappresentava a Chiaramonte prima del 1750, in piazza, in chiesa o
in teatro; altre invece sono state trasformate, come certe
processioni della settimana santa, che a volte erano mute, ma più
spesso cantate con litanie in dialetto (o "miserere"), con
grande partecipazione di popolo....."
".....Così
ai momenti più importanti del Nuovo Testamento, dall‘"Annunciazione"
al "Natale", dalla Passione (morte, resurrezione e
Pentecoste), all’Ascensione di Gesù, ai quali corrisponde
una liturgia, una rappresentazione e una processione, si aggiungono
poi momenti meno centrali come "la fuga in Egitto",
"l’ingresso di Gesù a Gerusalemme" e storie sacre con
un rituale inferiore, come le leggende che trattano della vita o
della passione di un santo, che ormai tendono a scomparire (ad
esempio la rappresentazione della vita e del martirio di San Vito
che si svolgeva a Chiaramonte nel ‘700, di San Giorgio a Ragusa e
Modica)...."
".....Di
molte processioni, spettacoli e feste popolari dei secoli passati,
molte volte, fatte poche eccezioni, restano solo ricordi, mentre con
il sopraggiungere di nuove idee, abitudini e sentimenti
scompariranno pure le altre o rimarranno solo in alcune aree
delimitate. È logico pensare che le nuove generazioni che crescono
lontane da queste rappresentazioni mistiche e inclini verso altri
interessi, possano pian piano perdere la memoria sociale di queste
tradizioni, che hanno un rilievo fondamentale nella conoscenza e
nella crescita culturale di un popolo...."
"......In
questi ultimi anni si è assistito ad un rifiorire di alcune
manifestazioni popolari religiose, ma intese più come fatto
folkloristico e momento comunitario che come espressione di un
sentimento religioso; prova ne è la sempre più scarsa
partecipazione emotiva rispetto alle passate generazioni, fra le
quali la manifestazione era sorta con intensa devozione e
spiritualità, determinata da un vero e proprio bisogno, visto che
"queste manifestazioni sono esplicazione di una natura che
ha bisogno di vedere per credere e di esaltarsi credendo" .
E ciò è difficile capire e giudicare con la nostra mentalità....."
"...
un lavoro sulle tradizioni popolari religiose può servire quindi a
fissare un momento storico e culturale di un popolo, che pian piano
inevitabilmente sarà dimenticato, come è già avvenuto per molte
feste o per parte del loro contenuto, o trasformato. Ci si può
rendere conto di queste trasformazioni o scomparse, ascoltando le
testimonianze degli anziani o, su un livello più scientifico
consultando gli studi sul folklore della nostra terra, come quelli
di fine ‘800 del Pitrè, Salomone Marino e Serafino Amabile
Guastella, o di altri più recenti, come Cocchiara, Buttitta. In
meno di un secolo sono cambiate molte tradizioni e moltissime sono
scomparse, non trasmesse più dalla memoria collettiva, tanto che
diventa difficile rintracciarne il ricordo...."
".....Così
prima di iniziare una descrizione delle feste religiose, delle
tradizioni e di tutto quello che ruota attorno ad una festa, è
utile una breve ricognizione nelL’intricata
"demopsicologia" del popolo siciliano e di quello della
Contea di Modica in particolare, per meglio capire i riti, le
leggende e le superstizioni che vi vengono profusi, specie dalle
classi sociali più semplici....."
"....Nonostante
la sua carica rivoluzionaria, il cristianesimo non è riuscito e
forse non riuscirà mai a soffocare alcuni elementi
"paganeggianti" insiti nell’uomo che non ha avuto una
"nuova nascita" ; dal rigetto totale si giunge più spesso
all’integrazione e all’inglobamento, cioè a quel sincretismo
cristiano-pagano di cui si è fatto cenno e che rende il nostro
popolo, pagano e cristiano nello stesso tempo...."
DIO
E I SANTI NELLA IDEOLOGIA DELLE CLASSI SUBALTERNE
".....Particolarissimo
poi, è il rapporto che si instaura con i santi prima e con Dio,
poi. I santi sono figure che il popolo ha creato a sua misura e la
richiesta della loro protezione risponde più che ad un bisogno dell’anima
a quella del corpo. Si usa così mettere una città, un quartiere,
una struttura produttiva e sociale, a volte una persona, sotto la
protezione di un santo, come molti secoli prima si usava chiedere la
tutela di una divinità, per il bisogno innato nell’uomo di
sentirsi protetto in caso di calamità naturali, in caso di bisogno
e di aiuto contro le normali avversità della vita...."
".....Così
durante la festa del patrono, che generalmente è la più solenne e
la più sontuosa del paese, il popolo con grande trasporto e gioia
ringrazia il santo per i benefici ricevuti....."
"....In
questi ultimi decenni, grazie al divieto ecclesiastico, sono
scomparse delle barbare usanze, che prima venivano praticate anche
ad onta di esso! Una di queste consisteva nel trascinare in testa
alla processione del santo delle pesanti catene
a piedi scalzi. Più il voto promesso era sentito che più spesse e
pesanti erano le catene. Un’altra usanza consisteva nel camminare
carponi dall’ingresso della chiesa fino all’altare maggiore
scorrendo con la lingua per terra, che lasciava a volte delle
strazianti scie di sangue. In altri casi l’usanza prevedeva la
fustigazione a sangue....."
"...Sopravvive
ancora l’usanza di andare in processione a piedi scalzi, portando
dei ceri alti quanto la persona e indossando a volte abiti
particolari in onore del santo (votu).
Si
tratta dell’ultima forma assunta da elementi che erano
evidentissimi nel secolo scorso, ma che oggi sono ridotti a riti
spesso esteriori e poco sentiti, oppure portati al contrario al
fanatismo più acceso, fino al parossismo....."
"...Nel
1820 il francese Auguste de Sayve, dopo un viaggio di alcuni anni in
Sicilia, scrisse: "Ogni città, ogni paesello ha il suo
patrono, che si festeggia più che il comun padre degli uomini, e
sotto la cui protezione ogni abitante si crede al coperto da
qualunque danno meglio che sotto gli auspici di Dio stesso. I
Siciliani, delle campagne soprattutto, rendono in una maniera
particolare i loro omaggi alla Divinità; e a volte lo fanno con
aria estremamente grave, come nelle processioni dei penitenti ed
inoltre con tanta vivacità e petulanza, per esempio nelle feste
patronali, che si crederebbe più ad un divertimento che ad un atto
religioso. Allora si sentono gridi di gioia con nomi di tenerezza
alla Madonna o al santo protettore. Per dar più forza alle
espressioni, essi li accompagnano con atti e gesti appassionati,
ovvero con spari di petardi, di botte" ...."
"...Un
altro viaggiatore francese, il barone di Renouard, ad esempio, nel
1837 scriveva che "in Sicilia la religione è tutta nel
culto:che di essa il siciliano non conosce se non le pratiche
esteriori: che per lui essa è riposta in pubbliche manifestazioni,
alle quali egli assiste come a spettacolo di significato
incomprensibile ma pur buono a cattivar la immaginazione, mentre
egli non si cura di chiarirlo, né tampoco di farsi strada nel
proprio cuore con idee e sentimenti vari ed elevati"! e
aggiungeva: "Il culto dei santi è qui degenerato in una
vera adorazione che lo fa somigliare ai saturnali del paganesimo.
Gli omaggi che si rendono loro sono accompagnati da tanti movimenti,
da tanti gridi e da tanta gioia che è impossibile darne la misura a
chi non ne sia stato testimone oculare"..."
RITI
RELIGIOSI POPOLARI
"...A
questo proposito ritengo opportuno riportare per intero un brano di
Serafino Amabile Guastella a proposito dei rapporti che il popolo
intrattiene con i santi specie quando non si verifica ciò che si
chiede: "Un’altra volta (aveva allora ventidue anni, e per
causa di professione mi trovavo da parecchi giorni a Monterosso) al
solito mi fu proposta una sposa: un bel pezzo di carne, figlia di
massari, e con sette fratelli come sette giganti. Eravamo in aprile
e per difetto di pioggia i seminati ingiallivano e la terra si
fendeva qua e là. Una domenica ero in casa di lei ed ecco che nella
via sottostante si fa udire uno spaventevole frastuono, un battere
di tamburi, uno squillo piagnucoloso di tromba, e un assordante
grido di mille grida: «Viva le cinque piaghe santissime...
Viva la misericordia di Dio!». Si corse fuori alle finestre. O che
scena frà Liborio mio! Un migliaio di villani che portava un Ecce
Homo di carta pesta. Le donne, come vi ho detto, urlavano e si
picchiavano il petto: gli uomini scotevano le discipline di ferro
sulle loro misere spalle. E dove portavano il cinque piaghe!
domandai ad uno di que sette giganti. Dove Io portano! mi rispose
quel maledetto Golia, oh bella!... dove hanno da portarlo? Lo
portano al beveratoio: e starà lì in mezzo all’acqua finché non
venga la grazia di Dio. Che volete frà Liborio? Non potei fermare
la lingua, e dissi ridendo come un pazzo: Oh che bestie matricolate!
ma nello stesso momento intesi sette urli tremendi, e poscia mi
ruinò sulla testa, sulle spalle, su tutta la persona una grandinata
di pugni, tal che caddi di peso e quasi privo di sensi, Intesi però
che i sette giganti andavano dicendo: «E un eretico, è uno
scomunicato! e bisogna far benedire la casa, e intesi anche che la
mia fidanzata soggiungeva: «E mi voleva per moglie? Meglio un
terremoto che un marito di quella fatta!». Poscia mi ruzzolarono
dalla scala e serrarono l’uscio lasciandomi nella via tutto
sanguinoso e ammaccato"...."
"....
Poi con una serie di riti, che hanno del superstizioso o del magico,
si costringe quasi il santo all’obbligo di un contratto
unilaterale. Se il miracolo non si verifica, il fedele si sente
autorizzato, in virtù delle sue ripetizioni rituali ad infierire
contro il santo (vedi siccità del 1893). In altri casi il santo
viene privato dei suoi poteri o addirittura cambiato, come accadeva
nella nostra contea: qualora il popolo non restava soddisfatto del
patrono, perché pigro nei miracoli, o perché troppo mite con i
"nemici" o perché sordo alle suppliche, suonava le
campane della città, si riuniva in piazza e in tumultuosa assemblea
detronizzava il vecchio patrono e ne eleggeva un altro. Così è
successo nei secoli passati che Vittoria ha cambiato Santa Rosalia
con San Giovanni Battista, Monterosso Almo San Mauro con San
Giovanni Battista, Chiaramonte Gulfi scelse San Vito al posto di
San
Lorenzo. E così papa Bonifacio VIII proibì l’uso di eleggere i
patroni a furor di popolo, ma molte volte la gente sotto la minaccia
di una qualche calamità incombente ripudiava un santo a favore di
un altro a dispetto della chiesa ufficiale, che pur essendo potente
non riusciva ad opporsi alle pressioni popolari...."
"....Particolare
è poi il rapporto che il contadino ha con Dio e i santi. "Il
contadino invoca Dio, dice le preghiere, fa i digiuni, recita il
rosario e adem pie a tutte le pratiche religiose e poi non si fa
scrupolo a rubare al padrone, a calunniare liberamente, a giurare il
falso, a vendere l’onore della figlia ‘per non chiudere la porta
in faccia alla Provvidenza, a distruggere un prodotto agricolo o
avvelenare gli armenti per vendetta d’una meschina offesa, a dare
una coltellata per un nonnulla...."
".....Dio
e i santi il contadino li adora ciecamente. Ma ha stabilito una
gerarchia fra essi a modo suo. Cristo vale più del Padre eterno, e
del Paracleto che vale meno di tutti. Maria vale più del figlio suo
e fra una Maria e l’altra adorata in chiese diverse e con diverso
titolo c’è differenza... ma poi immensamente superiore a tutti i
singoli santi del Paradiso è il santo patrono del paese, che tutto
può e su tutto e su tutti impera assoluto...."
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