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FOLKLORE RELIGIOSO NELLA CONTEA DI MODICA

Lit. 25.000 (12.91 Euro)

 


 

Vivese Senso Duo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PREFAZIONE

(...) 

Come è noto le feste contadine tradizionali hanno sempre avuto, fin da epoca precristiana, un carattere agrario. Erano riti intesi a propiziare l'ordinata scansione dei cicli stagionali, da cui dipendeva il buono o il cattivo destino dei raccolti. Nulla al pari della sopravvivenza della specie sembrava sottoposto più rigidamente ai ritmi naturali. Dalla loro annuale regolare ripetizione dipendeva la vita della comunità. Ciascuna festa doveva dunque essere celebrata in un tempo preciso, nel momento in cui in dipendenza dei mutamenti stagionali si passava da un'attività all'altra.


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L'aratura, la semina, la potatura, la raccolta dei diversi prodotti della terra venivano così a iscriversi in una dimensione religiosa, e i riti a questa connessi assolvevano precipuamente alla funzione di sacralizzare il tempo e lo spazio.

Le nuove tecniche agrarie, la raccolta delle acque mediante invasi artificiali, le coltivazioni in serra, la concimazione chimica, l'uso di anticrittogamici, hanno sensibilmente allentato il rapporto tra agricoltura e ritmi naturali. D'altra parte il benessere economico delle singole comunità sempre meno è venuto a dipendere dall'agricoltura.

La funzione delle feste quali tecniche magico rituali di propiziazione di una armonica vicenda stagionale e di protezione dalle calamità incombenti sui raccolti, è diventata sempre più marginale. Da fatto collettivamente agito, esse tendono per ciò a trasformarsi in occasione di spettacolo in cui la partecipazione della collettività è semplicemente passiva. In quanto tempo dello spettacolo e non di rifondazione dei ritmi naturali, i giorni, i mesi, le stagioni destinati alla celebrazione delle feste hanno perso la loro importanza. Così molte feste, per farle coincidere con il periodo dei ritorno annuale degli emigrati, o più semplicemente per ragioni turistiche, sono state diversamente collocate nel tempo.(...)

Antonino Buttitta  


EPIGENESI DELLE FESTE RELIGIOSE

 

Il popolo siciliano, e quello della contea di Modica in particolare, ha un folto calendario di feste popolari religiose e di spettacoli tradizionali con processioni e con riti spesso drammatici, ai quali la gente partecipa con grande trasporto.


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Sono riti, costumi e superstizioni che difficilmente si trovano altrove.

Non è affermazione certamente nuova il dire che “la maggior parte delle credenze e degli usi popolari di oggi, sono né più né meno credenze ed usi antichissimi venuti a noi con le teogonie dei Greci e dei Romani” (G.Pitrè). Tranne pochi casi, tuttavia, é quasi sempre impossibile, dopo millenni di storia, ricostruire gli eventi originali e gli apporti del paganesimo nelle tradizioni religiose siciliane. Infatti, come scrisse il Pitrè: "non è sempre agevole, anzi è talvolta estremamente difficile il saper leggere dentro a codesti fatti e l'indovinare il senso recondito per riportarli al loro significato primitivo".

 Nella massima parte dei casi, i riti e le superstizioni relative a queste feste popolari durante l'arco dell' anno sono legate a quei fenomeni ciclici, come le stagioni, i movimenti della terra e degli astri e il loro periodico ripetersi che hanno dato luogo a leggende ed usanze che sono vive ancora oggi.  

Infatti la maggior concentrazione di feste popolari rituali si ha in due grandi momenti dell'anno: all approssimarsi della primavera, quando tutta la natura si risveglia e rifiorisce, e il sole dà più luce, e all'approssimarsi dell'inverno, quando la natura si riposa e il sole è meno generoso di luce; proiezione sul piano astronomico e meteorologico della lotta fra due entità contrapposte e rappresentanti da sempre l'antico dualismo fra nuovo e vecchio, fra bene e male, fra vita e morte.   

Le feste più importanti sono quelli le di San Giovanni e del Natale: l'una cade nel solstizio d'estate e l'altra nel solstizio d'inverno, così che si può vedere festeggiata nel Natale la fine dei periodo di riposo della natura e la rinascita del sole, e col San Giovanni la celebrazione della fecondità, quando la terra produce i suoi frutti grazie alla potenza fecondante del sole.  

"… Le feste pagane dei Saturnali erano troppo radicate nel costume popolare per essere abolite del tutto dall’influenza del cristianesimo, così che, assieme alle baldorie e alle gozzoviglie che ad esse si accompagnavano, entrarono pian piano nell’uso e nei riti cristiani con pochi cambiamenti sia nello spirito che nelle usanze. Il 25 di dicembre rimase festa della nascita:non più del Sole, naturalmente, ma del suo creatore, il figlio di Dio. Il fatto poi, che durante i festeggiamenti di San Giovanni si accendessero nei tempi passati dei falò, fa pensare al culto tributato al sole da molti popoli, che proprio col fuoco celebravano dei riti di purificazione…."

".....I fenomeni del cielo e della terra col loro periodico rinnovarsi e ripetersi hanno dato luogo a molte pratiche e leggende. I passaggi temporali dei cicli stagionali sono i periodi durante i quali alcuni eventi, fatti o fenomeni naturali acquistano una carica magico-divinatoria e diventano "campioni rappresentativi del tempo che farà durante tutto il periodo......"

"....Con la venuta di Cristo e la diffusione della Buona Novella da parte dei suoi discepoli dalla Palestina verso tutto il mondo, in modo particolare in quello greco e romano, molte feste pagane furono pian piano trasformate: deve essere stato un compito gravoso ed ammirevole per la Chiesa di allora il lottare contro superstizioni e credenze, soprattutto quando queste erano troppo licenziose. Così si cominciò a mettere ogni festa piuttosto che sotto la protezione di un dio sotto quella di un santo: ma certi atteggiamenti ed usi pagani e certe superstizioni furono dure a morire e sopravvissero per secoli, legate a santi e ricorrenti in giorni particolari (ad esempio per San Giovanni si fonde del piombo e in base alla forma che esso prende la ragazza interpreta il lavoro che farà il futuro sposo)....."

".....Quando il Cristianesimo cominciò la sua comparsa nelle nostre zone dovette sicuramente ingaggiare una terribile battaglia contro una mentalità prettamente pagana intrisa di incantesimi, malìe, fatture, maghi, stregoni e tutto un mondo di mistero, dal quale l’uomo doveva difendersi, cercando aiuto in ogni forza naturale e non. Da questa battaglia più che un vincitore ne venne fuori un compromesso, come attesta ancora oggi il sincretismo pagano-cristiano di certe formule di scongiuro e di certi riti magici...."


 

CODIFICAZIONE DELLE FESTE

"....Molte feste pagane furono ricodificate sulla base di avvenimenti salienti tratti dalla Bibbia e in modo particolare dalla vita di Cristo e gestite da varie confraternite: così, ad esempio, avviene per la "festa delle palme" a Monterosso, la "cavalcata di San Giuseppe" a Soldi e Donnalucata, le rappresentazioni della "settimana santa" a Vittoria, Acate, Ragusa, Ispica, ecc. le "cene di San Giuseppe" a Santa Croce Camerina, Acate, Scoglitti...."

".....Certamente in seguito alla scomparsa di coloro che le conoscevano, si interruppe la trasmissione di molte rappresentazioni rituali che perciò sono state dimenticate, come il "mortorio", cioè la drammatizzazione della passione e morte di Gesù, che si rappresentava a Chiaramonte prima del 1750, in piazza, in chiesa o in teatro; altre invece sono state trasformate, come certe processioni della settimana santa, che a volte erano mute, ma più spesso cantate con litanie in dialetto (o "miserere"), con grande partecipazione di popolo....."

".....Così ai momenti più importanti del Nuovo Testamento, dall‘"Annunciazione" al "Natale", dalla Passione (morte, resurrezione e Pentecoste),  all’Ascensione di Gesù, ai quali corrisponde una liturgia, una rappresentazione e una processione, si aggiungono poi momenti meno centrali come "la fuga in Egitto", "l’ingresso di Gesù a Gerusalemme" e storie sacre con un rituale inferiore, come le leggende che trattano della vita o della passione di un santo, che ormai tendono a scomparire (ad esempio la rappresentazione della vita e del martirio di San Vito che si svolgeva a Chiaramonte nel ‘700, di San Giorgio a Ragusa e Modica)...."

".....Di molte processioni, spettacoli e feste popolari dei secoli passati, molte volte, fatte poche eccezioni, restano solo ricordi, mentre con il sopraggiungere di nuove idee, abitudini e sentimenti scompariranno pure le altre o rimarranno solo in alcune aree delimitate. È logico pensare che le nuove generazioni che crescono lontane da queste rappresentazioni mistiche e inclini verso altri interessi, possano pian piano perdere la memoria sociale di queste tradizioni, che hanno un rilievo fondamentale nella conoscenza e nella crescita culturale di un popolo...."

"......In questi ultimi anni si è assistito ad un rifiorire di alcune manifestazioni popolari religiose, ma intese più come fatto folkloristico e momento comunitario che come espressione di un sentimento religioso; prova ne è la sempre più scarsa partecipazione emotiva rispetto alle passate generazioni, fra le quali la manifestazione era sorta con intensa devozione e spiritualità, determinata da un vero e proprio bisogno, visto che "queste manifestazioni sono esplicazione di una natura che ha bisogno di vedere per credere e di esaltarsi credendo" . E ciò è difficile capire e giudicare con la nostra mentalità....."

"... un lavoro sulle tradizioni popolari religiose può servire quindi a fissare un momento storico e culturale di un popolo, che pian piano inevitabilmente sarà dimenticato, come è già avvenuto per molte feste o per parte del loro contenuto, o trasformato. Ci si può rendere conto di queste trasformazioni o scomparse, ascoltando le testimonianze degli anziani o, su un livello più scientifico consultando gli studi sul folklore della nostra terra, come quelli di fine ‘800 del Pitrè, Salomone Marino e Serafino Amabile Guastella, o di altri più recenti, come Cocchiara, Buttitta. In meno di un secolo sono cambiate molte tradizioni e moltissime sono scomparse, non trasmesse più dalla memoria collettiva, tanto che diventa difficile rintracciarne il ricordo...."

".....Così prima di iniziare una descrizione delle feste religiose, delle tradizioni e di tutto quello che ruota attorno ad una festa, è utile una breve ricognizione nelL’intricata "demopsicologia" del popolo siciliano e di quello della Contea di Modica in particolare, per meglio capire i riti, le leggende e le superstizioni che vi vengono profusi, specie dalle classi sociali più semplici....."

"....Nonostante la sua carica rivoluzionaria, il cristianesimo non è riuscito e forse non riuscirà mai a soffocare alcuni elementi "paganeggianti" insiti nell’uomo che non ha avuto una "nuova nascita" ; dal rigetto totale si giunge più spesso all’integrazione e all’inglobamento, cioè a quel sincretismo cristiano-pagano di cui si è fatto cenno e che rende il nostro popolo, pagano e cristiano nello stesso tempo...."


DIO E I SANTI NELLA IDEOLOGIA DELLE CLASSI SUBALTERNE

".....Particolarissimo poi, è il rapporto che si instaura con i santi prima e con Dio, poi. I santi sono figure che il popolo ha creato a sua misura e la richiesta della loro protezione risponde più che ad un bisogno dell’anima a quella del corpo. Si usa così mettere una città, un quartiere, una struttura produttiva e sociale, a volte una persona, sotto la protezione di un santo, come molti secoli prima si usava chiedere la tutela di una divinità, per il bisogno innato nell’uomo di sentirsi protetto in caso di calamità naturali, in caso di bisogno e di aiuto contro le normali avversità della vita...."

".....Così durante la festa del patrono, che generalmente è la più solenne e la più sontuosa del paese, il popolo con grande trasporto e gioia ringrazia il santo per i benefici ricevuti....."

"....In questi ultimi decenni, grazie al divieto ecclesiastico, sono scomparse delle barbare usanze, che prima venivano praticate anche ad onta di esso! Una di queste consisteva nel trascinare in testa alla processione del santo delle pesanti catene a piedi scalzi. Più il voto promesso era sentito che più spesse e pesanti erano le catene. Un’altra usanza consisteva nel camminare carponi dall’ingresso della chiesa fino all’altare maggiore scorrendo con la lingua per terra, che lasciava a volte delle strazianti scie di sangue. In altri casi l’usanza prevedeva la fustigazione a sangue....."

"...Sopravvive ancora l’usanza di andare in processione a piedi scalzi, portando dei ceri alti quanto la persona e indossando a volte abiti particolari in onore del santo (votu).

Si tratta dell’ultima forma assunta da elementi che erano evidentissimi nel secolo scorso, ma che oggi sono ridotti a riti spesso esteriori e poco sentiti, oppure portati al contrario al fanatismo più acceso, fino al parossismo....."

"...Nel 1820 il francese Auguste de Sayve, dopo un viaggio di alcuni anni in Sicilia, scrisse: "Ogni città, ogni paesello ha il suo patrono, che si festeggia più che il comun padre degli uomini, e sotto la cui protezione ogni abitante si crede al coperto da qualunque danno meglio che sotto gli auspici di Dio stesso. I Siciliani, delle campagne soprattutto, rendono in una maniera particolare i loro omaggi alla Divinità; e a volte lo fanno con aria estremamente grave, come nelle processioni dei penitenti ed inoltre con tanta vivacità e petulanza, per esempio nelle feste patronali, che si crederebbe più ad un divertimento che ad un atto religioso. Allora si sentono gridi di gioia con nomi di tenerezza alla Madonna o al santo protettore. Per dar più forza alle espressioni, essi li accompagnano con atti e gesti appassionati, ovvero con spari di petardi, di botte" ...."

"...Un altro viaggiatore francese, il barone di Renouard, ad esempio, nel 1837 scriveva che "in Sicilia la religione è tutta nel culto:che di essa il siciliano non conosce se non le pratiche esteriori: che per lui essa è riposta in pubbliche manifestazioni, alle quali egli assiste come a spettacolo di significato incomprensibile ma pur buono a cattivar la immaginazione, mentre egli non si cura di chiarirlo, né tampoco di farsi strada nel proprio cuore con idee e sentimenti vari ed elevati"! e aggiungeva: "Il culto dei santi è qui degenerato in una vera adorazione che lo fa somigliare ai saturnali del paganesimo. Gli omaggi che si rendono loro sono accompagnati da tanti movimenti, da tanti gridi e da tanta gioia che è impossibile darne la misura a chi non ne sia stato testimone oculare"..."


 

RITI RELIGIOSI POPOLARI

 

"...A questo proposito ritengo opportuno riportare per intero un brano di Serafino Amabile Guastella a proposito dei rapporti che il popolo intrattiene con i santi specie quando non si verifica ciò che si chiede: "Un’altra volta (aveva allora ventidue anni, e per causa di professione mi trovavo da parecchi giorni a Monterosso) al solito mi fu proposta una sposa: un bel pezzo di carne, figlia di massari, e con sette fratelli come sette giganti. Eravamo in aprile e per difetto di pioggia i seminati ingiallivano e la terra si fendeva qua e là. Una domenica ero in casa di lei ed ecco che nella via sottostante si fa udire uno spaventevole frastuono, un battere di tamburi, uno squillo piagnucoloso di tromba, e un assordante grido di mille grida: «Viva le cinque piaghe santissime... Viva la misericordia di Dio!». Si corse fuori alle finestre. O che scena frà Liborio mio! Un migliaio di villani che portava un Ecce Homo di carta pesta. Le donne, come vi ho detto, urlavano e si picchiavano il petto: gli uomini scotevano le discipline di ferro sulle loro misere spalle. E dove portavano il cinque piaghe! domandai ad uno di que sette giganti. Dove Io portano! mi rispose quel maledetto Golia, oh bella!... dove hanno da portarlo? Lo portano al beveratoio: e starà lì in mezzo all’acqua finché non venga la grazia di Dio. Che volete frà Liborio? Non potei fermare la lingua, e dissi ridendo come un pazzo: Oh che bestie matricolate! ma nello stesso momento intesi sette urli tremendi, e poscia mi ruinò sulla testa, sulle spalle, su tutta la persona una grandinata di pugni, tal che caddi di peso e quasi privo di sensi, Intesi però che i sette giganti andavano dicendo: «E un eretico, è uno scomunicato! e bisogna far benedire la casa, e intesi anche che la mia fidanzata soggiungeva: «E mi voleva per moglie? Meglio un terremoto che un marito di quella fatta!». Poscia mi ruzzolarono dalla scala e serrarono l’uscio lasciandomi nella via tutto sanguinoso e ammaccato"...."

".... Poi con una serie di riti, che hanno del superstizioso o del magico, si costringe quasi il santo all’obbligo di un contratto unilaterale. Se il miracolo non si verifica, il fedele si sente autorizzato, in virtù delle sue ripetizioni rituali ad infierire contro il santo (vedi siccità del 1893). In altri casi il santo viene privato dei suoi poteri o addirittura cambiato, come accadeva nella nostra contea: qualora il popolo non restava soddisfatto del patrono, perché pigro nei miracoli, o perché troppo mite con i "nemici" o perché sordo alle suppliche, suonava le campane della città, si riuniva in piazza e in tumultuosa assemblea detronizzava il vecchio patrono e ne eleggeva un altro. Così è successo nei secoli passati che Vittoria ha cambiato Santa Rosalia con San Giovanni Battista, Monterosso Almo San Mauro con San Giovanni Battista, Chiaramonte Gulfi scelse San Vito al posto di San Lorenzo. E così papa Bonifacio VIII proibì l’uso di eleggere i patroni a furor di popolo, ma molte volte la gente sotto la minaccia di una qualche calamità incombente ripudiava un santo a favore di un altro a dispetto della chiesa ufficiale, che pur essendo potente non riusciva ad opporsi alle pressioni popolari...."

"....Particolare è poi il rapporto che il contadino ha con Dio e i santi. "Il contadino invoca Dio, dice le preghiere, fa i digiuni, recita il rosario e adem pie a tutte le pratiche religiose e poi non si fa scrupolo a rubare al padrone, a calunniare liberamente, a giurare il falso, a vendere l’onore della figlia ‘per non chiudere la porta in faccia alla Provvidenza, a distruggere un prodotto agricolo o avvelenare gli armenti per vendetta d’una meschina offesa, a dare una coltellata per un nonnulla...."

".....Dio e i santi il contadino li adora ciecamente. Ma ha stabilito una gerarchia fra essi a modo suo. Cristo vale più del Padre eterno, e del Paracleto che vale meno di tutti. Maria vale più del figlio suo e fra una Maria e l’altra adorata in chiese diverse e con diverso titolo c’è differenza... ma poi immensamente superiore a tutti i singoli santi del Paradiso è il santo patrono del paese, che tutto può e su tutto e su tutti impera assoluto...."

 

 

 

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