Formato 15 x 21 cm

Pag. 16 

Prezzo 2,50 €

In lingua italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giarratana - "Perla degli Iblei"

 

 


 

Lapide a Terravecchia

 

 

Reperto a Monte Casale (mulino)

 

 

Fascio di cipolle della sagra, Fiera del bestiame

 

 

Chiesa Madre

 

 

Chiesa di S. Antonio Abate

 

 

Aquila bicipite

 

 

Parco di Calaforno

 

 

Paesaggio di Terravecchia

 

 

Simulacro della Madonna della neve

 

 

Museo a cielo aperto, interno

 

 

Prodotti artigianali nella fiera mercato di S. Bartolomeo

 

Storia 

 Le origini di Giarratana sono antichissime. Prima del terremoto del 1693 sorgeva in Contrada Terravecchia nei cui dintorni sono stati scoperti siti preistorici , probabilmente siculi, come quelli di Scalona, risalente al secondo millennio a.C., e Donna Scala, di epoca più recente.

La località in cui sono avvenuti i ritrovamenti archeologici più importanti è Monte Casale, nei pressi di Monte Lauro. Il monte, alto 830 m e a forma di tronco di cono, ha in cima un esteso pianoro dai margini scoscesi ed inaccessibili. Grazie agli scavi effettuati da Paolo Orsi, sono prima venuti alla luce basi di capanne, appartenute forse a genti sicule, ed in seguito una vera e propria città.

Le mura di cinta della città, che in alcuni tratti si sono conservate, sono costruite con enormi massi e seguono i margini dell'altipiano rendendolo una vera fortezza. L'impianto urbanistico che affiora dagli scavi è veramente singolare. Si tratta di una serie di strade parallele larghe 3,5 m, tutte con direzione Nord-Sud, che danno luogo ad isolati piuttosto allungati dove sorgono abitazioni di tipo classico, con un cortile interno al centro sul quale si affacciano i vari ambienti.

Con il terremoto del 1693 l'antica Cerretanum fu totalmente distrutta. Giarratana fu ricostruita su un colle detto "Poju di li ddisi", più esposta al sole e in posizione più felice. L'origine del suo nome, Cerretanum, ha tesi diverse, ma sembra che derivi dalla presenza delle numerose querce (Cerrum), che ricoprivano il territorio.

 

 

Cenni economici

 Le risorse del paese sono basate quasi esclusivamente sull'agricoltura con un'ottima produzione di frumento, legumi, olio, noci e mandorle. Notevole è anche la produzione di cipolle a tal punto che è stata indetta "la Sagra della cipolla" nell'ambito dell'Agosto Giarratanese, una manifestazione che si svolge nell'abitato con gare sportive, musica, spettacoli folcloristici e culturali. Questo saporito ortaggio dal colore bianco, dalla forma schiacciata e da grandi dimensioni è cucinato e condito in vari modi, servito cotto o crudo ed accompagnato da vino e formaggio.

 

 

Itinerario turistico

 L' importanza artistica di Giarratana è dovuta soprattutto alle sue chiese: S. Bartolomeo Apostolo, S. Antonio Abate e la Chiesa Madre. Sono questi edifici che, con la loro mole, dominano e si elevano al di sopra del nucleo urbano. Magnifiche vedute e ampi panorami si possono ammirare dai campanili della chiesa di S. Antonio, costruita quasi sulla sommità della collina.

Lungo il corso principale sono degni di menzione alcuni antichi palazzi, ma ancor di più le stradine lastricate con basole di calcare e le caratteristiche case che sono rimaste quasi inalterate nel tempo. In questo suggestivo ambiente, denominato "u Cuozzu", è sorto un museo a cielo aperto. Si riscoprono le tradizioni locali mediante la visita di antiche abitazioni dove sono stati ricostruiti gli ambienti della vita contadina dei secoli passati come: camere da letto, cucine, telai, attrezzature e utensili usati nell'uso quotidiano e ambienti di artigiani come la bottega del falegname, stagnino, calzolaio, fabbro, le ricamatrici ecc...Strade, case, ambienti sapientemente ricostruiti dove si respira ancora l'aria del passato.

 

 

 Passeggiate

 La cittadina ha anche un bel giardino alla periferia dell'abitato, in direzione di Palazzolo. Da poco, 1989, è stata scoperta un a bella villa imperiale romana, nella zona denominata "Orto Mosaico". Sono venuti alla luce stupendi mosaici colorati che sono appartenuti ad una villa risalente al III-IV secolo d.C.. Di questa villa si conoscono sette ambienti che si affacciano in un cortile porticato e alcuni di questi pavimenti sono a mosaico di tipo geometrico con complesse composizioni dove si notano medaglioni con corone di foglie e stelle, triangoli, esagoni, rombi e quadrati.

 Una passeggiata si può compiere per conoscere l'antico abitato di Terravecchia, raggiungibile dopo circa 4 Km., o seguendo la strada per Monte Lauro, presso la masseria Marchesa, per vedere le rovine dell'antico castello dei Settimo, dove si notano ancora le mura di fortificazione e i resti  di una finestra gotica, e le rovine delle chiese fra le quali si individua quella di S. Bartolomeo, di S. Caterina, la chiesa Madre e l'abside di quella di Sant' Antonio. 

 

 

 Folklore e Manifestazioni

A Giarratana San Bartolomeo è patrono e si festeggia il 24 Agosto, con tutte le manifestazioni degne di un patrono. Per il suo tipo di martirio gli valse il patronato di tutte le corporazioni che si occupano della preparazione della pelle, della fabbricazione e lavorazione del cuoio.

Dopo la messa solenne della mattina a mezzogiorno in punto il santo viene portato in processione per le vie della cittadina. Dalla chiesa prima escono i gonfaloni e si staglia quindi sull'alta scala, nel buio del portale, il fercolo del santo, portato a spalla dai devoti, che fanno non poco sforzo nel far scendere dalla ripida gradinata il fercolo senza farlo rovesciare. Così, alzato da tante braccia, il santo rappresentato su una lavoratissima sedia e nell'atto di benedire, mentre nell' altro reca un coltello simbolo del suo martirio viene portato in processione, per le ripide stradine della città.

Altra festa importante per la cittadina è quella della Madonna della Neve, un culto per la madonna che a Giarratana è antichissimo, tanto che esistono documenti che comprovano lo svolgimento della festa anche nell'antico abitato di Terravecchia, distrutto dal sisma del 1693. Il documento che avvalora la festa è un editto del 20 Maggio del 1643, quando Filippo IV re di Spagna, ringrazia la Madonna per avergli concesso la grazia di avere un legittimo successore e quindi decretava che in ogni comune del regno fosse eletta patrona e protettrice la madre divina, sotto qualsiasi titolo gli abitanti volessero.

Da alcuni decenni nella zona del "Cuozzu" si svolge per Natale uno dei Presepi Viventi più caratteristici non solo della provincia iblea, ma di tutta la Sicilia. Nel caratteristico quartiere antico, si aprono vecchie abitazioni e si ricreano, con la partecipazione del popolo, gli antichi mestieri della contea, dal lattoniere al calzolaio, dall'osteria al fabbro, dal falegname al vasaio ecc. con costumi dell'epoca, attrezzi originali e ambiente veramente suggestivi, fino alla grotta della Natività, dove si ritrovano decine di personaggi, dai Re Magi, agli angeli, ai pastori in adorazione e la Sacra Famiglia.

 

 

 Itinerari Naturalistici  

Anche se amministrativamente si trova in territorio ragusano è facile fare una passeggiata alla diga di Santa Rosalia, che attualmente è l'unico invaso del territorio ragusano, realizzato negli anni settanta, lungo il medio corso del fiume Irminio, ha un'altezza di circa 50 metri e una capacità di circa 1 milione di metri cubi di acqua. Questa gran quantità di acqua ha sommerso una vasta area dove si trovavano case, che riemergono spettralmente nei periodi di secca e alcuni cucuzzoli, che sembrano isole.

Altra passeggiata può essere compiuta nel Parco di Calaforno, nella valletta scavata dal fiume, fra gole e folta vegetazione riparia, con salici, canne e qualche platano.  Di grande interesse è la visita al mulino ad acqua dove si può ancora osservare la vasca di raccolta dell'acqua, la "saia", la condotta a cielo aperto, che conduce l'acqua fino alla condotta forzata che poi fa muovere la grande ruota a pale che trasmette il movimento alla mola di pietra.

Interessante e avventuroso è il percorso che conduce dalle sorgenti dell'Irminio fino a Giarratana, attraversando una valle ricca  di vulcaniti (da ricordare che Monte Lauro è un antico vulcano sottomarino ormai spento) e la formazione Tellaro, costituita da strati di marne alternati da strati di calcare compatto e duro.  Bello e vario è l'ambiente ripariale con pioppi, salici, tamerici, qualche roverella e frassini e da un sottobosco a rovi, biancospini, edere, liane, vitalbe, rosa canina, mirti ecc..