CAVA GRANDE DEL CASSIBILE
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Conoscere
Cava Grande del Cassibile Cava
Grande del Cassibile. Paesaggio
e morfologia Il
tavolato calcareo Ibleo è fittamente inciso da profonde valli, dei veri e
propri canyon, che si chiamano “cave” e fra le più interessanti
spettacolari c’è sicuramente la Cava Grande del Cassibile. La
Riserva: flora e fauna La
Riserva Naturale Orientata di Cava Grande, istituita nel marzo 1984, e
dopo varie traversie si è arrivati al 1990, per essere definitivamente
riconosciuta area di interesse naturalistico e scientifico. Si estende in
territorio di Avola, Siracusa e Noto per 2696 ettari, ed è affidata in
gestione all’Azienda Forestale Demaniale. La Riserva tutela questa
impressionante fenditura dove si trova il platano orientale allo stato
naturale, che scomparso in altri fiumi siciliani come il Platani, che
ironicamente ne riporta il nome, e raro in altri, solo qui si trova nella
sua maggiore estensione e proprio per questo meritevole di conservazione,
così come ha ritenuto opportuno la Società Botanica italiana. Notizie
storiche Sfruttando
il naturale sito, difeso dalle inaccessibili pareti a strapiombo della
cava e la vicinanza dell’acqua, i Siculi, primi abitatori che si
conoscono di questo stupendo luogo, vi hanno costruito due villaggi
rupestri, due veri nidi d’aquila, ancora oggi difficili da raggiungere
divenuti ormai parte del paesaggio. Itinerari Laghetti
e fondovalle Il punto
migliore per iniziare la visita della Riserva è il belvedere di Avola
Antica, facilmente raggiungibile da Avola. Un sentiero ripido ma agevole
porta sul fondo della Cava in circa 30 minuti, nella zona dei laghetti più
ampi. Lo stesso sentiero ne incrocia un altro che fiancheggia, a mezza
costa, buona parte della cava e permette, avanzando con difficoltà fra
rovi, felci, piante cespugliose e rocce franate, di percorrerla fino a
sboccare sulla piana costiera. La zona protetta, infatti, finisce a mare
tutelando anche le piccole ed isolate baie sabbiose attorno alla foce del
Cassibile. Sentiero
a mezzacosta Per una
più completa conoscenza di questo posto incantevole, si possono
percorrere anche alcuni chilometri verso la sorgente, seguendo il sentiero
a mezzacosta, che si incrocia a metà percorso verso la discesa, e
arrivando in contrada Prisa, dove si trova l’invaso con le acque usate
per una centrale elettrica, incontrando posti sempre più selvaggi ed
incontaminati, fra odori di piante aromatiche (salvia, timo, ruta,
nepetella, origano) ed altre piante spontanee (smilace, edera, rovo) che
creano radure difficilmente praticabili, se non da esperti
escursionisti. Torrentismo Negli
ultimi anni si è diffusa sempre più la pratica del torrentismo, che
consiste nel percorrere il fondovalle direttamente nelle acque del fiume,
superando anche tratti alti a nuoto e godendo di questo fiume in modo più
diretto e nuovo. Visita ai
Villaggi rupestri Per chi
desidera visitare il villaggio rupestre settentrionale, o Villaggio
siculo, chiamato anche “Grotta dei briganti”, ( la leggenda vi pone le
gesta del brigante Boncuraggiu), le vie sono due, o scendere dalla
trazzera di Canicattini o salire dai laghetti verso la sorgente e quando
si arriva presso un enorme masso franato che forma una grotta, bisogna
farsi strada fra intricata boscaglia, siepi, rovi, ampelodesma, lentischi
e in alcuni tratti terreno friabile, visto che non esiste un vero
sentiero. Si arriva quindi poco sotto la grotta e si notano dei gradini
scavati nella roccia, delle tacche e delle scale a chiocciola che portano
alle prime camere ricavate nel calcare. S’incontra
un pozzo, dove si trova ancora acqua e quindi dopo altri gradini si entra
nel grande antro, il cui suolo è coperto di uno spesso strato di guano. Dopo la
faticosa arrampicata si è ripagati dalla visione di questa enorme cavità
naturale, dove si sente quasi di toccare con mano la storia trascorsa in
questo luogo e dall’immenso panorama che si offre allo sguardo. Si
salgono i diversi livelli del villaggio, degli spessi strati di calcare,
si esplorano le camere scavate nella roccia, si salgono gradini, ed è
facile immaginare come dovevano vivere gli abitanti di questa città
rupestre. Basta sedersi, guardare il fondovalle, la parete opposta e
assaporare nel silenzio, appena rotto dal brusio del vento e da qualche
cinguettio, sensazioni difficilmente ripetili. Visita al
villaggio rupestre meridionale Una volta
arrivati al belvedere si scende per il solito sentiero che scende ai
laghetti e questa volta arrivati a mezza costa, si svolta verso sinistra,
verso ovest, e si procede per lunghi tratti lungo il tracciato
dell’acquedotto costruito negli anni cinquanta e che segue
parallelamente la sponda destra del fiume. Lungo il percorso si incontrano
diverse aperture per la captazione, ma soprattutto per l’ispezione del
corso d’acqua, che in leggera pendenza porta l’acqua verso la centrale
ENEL. Se il
percorso si svolge in primavera è facile percepire l’intenso profumo
delle diverse piante aromatiche, come origano, mentuccia, nepetella, ruta,
salvia, capperi, timo, panorami sulla parete opposta, le acque smeraldine
dei laghetti in basso e i fantastici cieli tersi di un magnifico blu
cobalto. Superato
l’abitato rupestre della parete opposta, si arriva presso un canalone
dove vegetano felci, grazie anche alla presenza costante d’acqua anche
in estate e subito dopo si sale verso un gran villaggio rupestre. Anche
nella parte bassa, lungo il sentiero, si trovano numerose grotte, che
segnalano la presenza del più sviluppato complesso abitativo che si trova
in alto. La visita
di questa enorme città richiede perizia, in quanto gli ingressi sono solo
due e attraverso strettoie di difficile percorso, in quanto si può
entrare solo grazie ad appigli appositi per mani e piedi. Questi posti
erano scelti appositamente per la difficoltà d’accesso, poiché la
difesa era possibile anche solo a poche persone. L’abitato
si svolge su più piani uniti fra loro da cunicoli con gradini, pozzi
verticali che potevano essere superati con apposite tacche, e da grandi
aperture che si affacciano su pareti a strapiombo ed estesi panorami. Eccezionale
è l’area sacra, nel cui pavimento si trovano diverse buche dove erano
poste anfore con resti ossei dei defunti. Come
arrivare al belvedere di Cava Grande del Cassibile. Per chi
proviene da Siracusa, basta prendere la SS. 115 fino ad Avola e proseguire
fino ad Avola antica e quindi le indicazioni per Cava grande; sono pochi
Km. Per chi
volesse prendere la “Mare-Monti”, sempre da Siracusa basta prendere
dopo Canicattini Bagni, una diramazione sulla sinistra e quindi arrivare
nella parete settentrionale, proprio sopra la Grotta dei Briganti o se si
vuole andare al belvedere, seguire la strada per Noto, e dopo alcuni
tornanti si supera il ponte sul fiume Manghisi e ad alcune centinaia di
metri imboccare a sinistra per Cava Grande (l’indicazione è ben
segnalata). Per chi proviene dal Ragusano può prendere la SS. 115 fino ad Avola e poi seguire le indicazioni precedenti (vedi Siracusa), oppure sempre la “Mare-Monti” e quindi, seguire dopo Palazzolo Acreide e il bosco di Baulì, la strada per Noto e seguire l’itinerario precedente. |