CALTABELLOTTA
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Caltabellotta Una delle
più belle cittadine non solo dell’agrigentino ma di tutta la Sicilia,
ricca di storia, di fascino, di miti e in una posizione panoramica che le
permette di dominare buona parte della Sicilia meridionale. Si può
raggiungere da Burgio, dopo una serie di curve e tornanti, oppure da
Sciacca, dalla quale dista una ventina di Km. e che permette di salire
fino ai 949 di quota, fino ai picchi rocciosi dove sorge Caltabellotta,
una città dalla storia millenaria. Infatti
la leggenda vuole che la cittadina fosse la mitica Camico, sede del re
sicano Cocalo, ma sembra che invece sia l’antica Triocala, una città
che fu distrutta dai Romani. Le tracce più antiche ancora visibili sono
delle tombe puniche scavate nella parete rocciosa e la necropoli
preistorica nei pressi della chiesetta di Santa Maria della Pietà. Il nome
attuale deriva dall’arabo Qal’at-al-ballut, che significa rocca delle
querce, che in questa zona abbondavano. Cacciati via gli Arabi
subentrarono i Normanni, che vi eressero un castello, dove nel 1302, fra
Federico II d’Aragona e Carlo di Valois, vi fu firmato un trattato di
pace, dopo la guerra dei Vespri e quindi l’isola fu ceduta agli
Aragonesi. Successivamente fu possedimento dei Peralta, dei De Luna e poi
dei Moncada e quindi degli Alvarez de Toledo. Nel
centro della parte più moderna della cittadina si trova la Piazza Umberto
I dove prospettano il Municipio e la chiesa del Carmine nella quale
si trova una statua attribuita ad Antonello Gagini. Quasi
sotto la rupe si trova la bella chiesa di sant’Agostino che si presenta
con l’impianto trecentesco e di questo periodo conserva il portale
laterale. Nell’interno si trova una terracotta dipinta che rappresenta
una “Deposizione”, opera dei Ferraro. La parte
più interessante di Caltabellotta è comunque la zona alta e più antica
dove sorge la vecchia Chiesa Matrice, sovrastata dal Monte Castello, dove
si trovano resti di mura e una torre. Da qui si
ammira un panorama immenso su tutta la zona circostante, specie dallo
spuntone noto come “pugno di Giove”, o ancora meglio dall’alto della
rocca dove si trovano i resti del cosiddetto “Castelvecchio”, al quale
si accede attraverso un piccolo passaggio e sotto si possono ammirare i
paesi di Ribera, Calamonaci, Lucca Sicula, Villafranca Sicula e Burgio.
Prima della verde radura si trova la chiesetta di San salvatore abbellita
da un portale ogivale con sculture a zig.zag tipiche dello stile
chiaramontano. Fra le
suggestive rupi calcaree su un lato del “piano della Matrice” si eleva
l’antica Chiesa Madre, fatta costruire dal re Ruggero nel XII secolo. La
chiesa si presenta con dei rifacimenti dei secoli successivi, con un bel
portale ogivale e nell’interno, a tre navate su archi acuti, che
creano nella penombra effetti suggestivi, si possono ammirare, dopo i
restauri, belle opere del Gagini: una “Madonna della Catena”, un
“San Benedetto” e una “Madonna con Bambino” ed altre opere
artistiche. Interessante è la cappella alla Dietro
la chiesa si trova il massiccio campanile a pianta quadrata, chiamato
dalla gente “Mortorio”. Poco più in alto, fra le guglie rocciose si
trova una pietra scolpita a forma di altare con canalette ai lati che la
tradizione vuole sia il luogo dove si facevano i sacrifici al dio Kronos. Retrocedendo
presso la chiesetta del Salvatore si stacca una ripida scala che sale al
picco del Monte Castello, che attualmente (2002) è in restauro. Ridiscendendo
verso l’abitato, ci si reca verso l’eremo di san Pellegrino, che sorge
sull’altura che prese il nome dall’eremita che l’abitò. La
chiesetta si presenta con una facciata a capanna e un bel portale scolpito
sopra il quale si trova una statua del santo eremita. Poco più in alto si
trovano due leoni che delimitano una finestrella ottagonale. Sotto la
chiesa si possono visitare due grotte, dove si dice abbia abitato
Pellegrino, vescovo dell’antica Triocala. Diverse
sono le feste che si svolgono a Caltabellotta, ma bisogna ricordare
soprattutto quella di san Pellegrino che si svolge il 18 agosto
Per
mangiare si può andare al Conte Luna con cucina casereccia, La Ferla per
gustose grigliate d’agnello, San Pellegrino per le tagliatelle San
Pellegrino fatte in casa, Villa Venere e l’agriturismo Azienda Agricola
La Montagna che propone prodotti tipici locali ed escursioni nei boschi
vicini. Interessante
nella parte alta della cittadina, presso il “Malu pirtusu”, la visita
al presepe vivente. Oltre
alla Natività, situata nella chiesa della Pietà, sono ricostruiti alcuni
ambienti di lavori contadini, come il fabbro, una casa tipica dove oltre
alla al semplice arredo viene preparato e quindi cotto il pane, ma
soprattutto nelle caratteristiche vie di Caltabellotta, nota come “Città
Presepe”, è possibile gustare diversi prodotti tipici, quindi un vero e
proprio itinerario gastronomico. Oltre al
vino che viene distribuito da alcune comparse a cavallo, in diversi punti
si trovavano tavoli per la degustazione: i ceci “caliati”, una purea
di fave (Maccu?), formaggio pecorino fresco, frittelle o
“pastelle” con broccoli o cardi, pane caldo con olio e pepe, panini
con Wurstel arrostiti, lumache bollite, pane e salsiccia arrosto, ricotta
fresca, il rosolio di vari tipi che una volta veniva offerto nelle feste
di fidanzamento, conserve tipiche locali, olio locale.
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